Per la settima volta da quando aderì all’Unione nel 1973, il 1 gennaio la Danimarca, succedendo alla Polonia, ha assunto la presidenza semestrale della UE. Non appartenente al club dei 17 paesi della eurozona, Copenhagen dovrà gestire 6 mesi di fuoco nel mezzo della crisi dei debiti sovrani che investe l’area. Presentando il programma danese ai giornalisti (6 gennaio), il premier, la signora Helle Thorning Schmidt, ha dichiarato: “La Danimarca si attiverà per riportare il senso di responsabilità nella economia europea. L’Europa deve risolvere la sua crisi, prevenirne di nuove, imboccare la strada della crescita e creare posti di lavoro. Questo richiede che i paesi dell’Unione adottino riforme per risanare le loro finanze”. Sul programma presentato si legge inoltre: “Durante il Consiglio Europeo del 9 dicembre 2011 sono state prese delle importanti decisioni riguardo al rispetto di una disciplina fiscale tendente ad assicurare la stabilità economica in Europa. Durante la presidenza danese servirà ulteriore lavoro per implementare queste decisioni nel rafforzamento della politica fiscale e della coordinazione economica come parte degli sforzi di medio e lungo periodo per affrontare la crisi”.
Ai primi di marzo è previsto un Consiglio UE per la firma di un nuovo trattato comunitario che spinga in direzione del rafforzamento della disciplina fiscale. Il patto potrebbe contenere l’obbligo per il paese che ha un debito pubblico superiore al 60% del PIL di rientrare verso il tetto al ritmo di 1/20 l’anno per la parte eccedente. Premier europeista di un paese non troppo euroentusiasta, la signora Thorning Schmidt coltiva l’ambizione di coinvolgere anche i britannici in questo ambito di decisioni. Come Regno Unito, Svezia e Malta, Copenhagen non sostiene l’idea della “Tobin tax” sulle transazioni finanziarie, considerandola dannosa per la crescita e l’occupazione.
Molti analisti ritengono che la Danimarca non potrà avere una importante voce nel capitolo della crisi economica. Essi affermano che Copenhagen potrebbe essere molto più incisiva su sostenibilità ambientale e efficienza energetica, da sempre priorità della politica del paese nordico. Nel programma del 6 gennaio si legge che “nel contesto delle attuali difficoltà economiche nuove bilanciate misure legate a energia, clima e ambiente possono contribuire alle tanto necessarie crescita e occupazione in Europa”.
Il 1 luglio la presidenza semestrale passerà a Cipro.



