Uno sguardo sul nucleare: intervista al Prof. Vincenzo Balzani

FRANCESCO DELLA GATTA – Vincenzo Balzani, Professore di Chimica Generale presso l’Università di Bologna ed esperto di energia, è tra i 100 chimici più citati al mondo.  Di seguito, la lunga intervista  che ci ha rilasciato sul tema del nucleare.

D: La situazione in Giappone ha messo in dubbio le dichiarazioni di estrema sicurezza delle centrali di terza generazione, ora si parla di centrali di quarta generazione Lei cosa ne pensa?

R: La prima cosa da dire è che quelle di quarta generazione non esistono, sono solamente dei disegni sono dei progetti. E’ presente un’associazione composta da vari Paesi che progetta queste centrali, ci sono 4 o 5 prototipi, ma sono ancora sulla carta. Le centrali di 4 generazione se tutto dovesse andare per il meglio dovrebbero iniziare a costruirle tra 20 anni, perché vede, se fosse anche vero che potrebbero iniziare a costruirle tra 10 anni che senso avrebbe costruire ancora oggi quelle di terza generazione?

D: Si è sempre detto che il problema principale delle centrali sono le scorie ci può definire meglio la questione?

R: Si penso che sia vero. Un incidente è abbastanza raro, di grandi incidenti ce ne sono stati tre tra cui Chernobyl e quest’ultimo in Giappone, non avrei difficoltà a vivere vicino ad una centrale. Se guardiamo le statistiche degli incidenti stradali, faccio un centinaio di chilometri al giorno in auto, corro più rischi sulla strada. E’ pur vero che un incidente nucleare arriva a coinvolgere un gran numero di persone, venti o trenta mila persone in Giappone, ma quanto a vittime al momento ce ne sono solo alcune, anche se non si sa quante saranno alla fine; ricordiamo però che ogni anno sulle strade abbiamo 35 mila morti e 500 mila feriti, quindi non drammatizzerei troppo su di un incidente ad una centrale. Le scorie per me sono un problema più grave. Possiamo dividere le scorie in varie categorie e tra queste troviamo quelle a lunga vita, cioè restano pericolose per oltre duecentomila anni. Queste scorie dovranno essere sistemate in appositi luoghi e conservate e soprattutto sorvegliate, ed è qui che nasce il vero problema. Negli Stati Uniti, la nazione più avanzata dal punto di vista tecnologico, il problema delle scorie non è stato ancora risolto. Loro hanno molte centrali in funzione da parecchio tempo, quindi, producono una gran quantità di queste scorie; avevano progettato di costruire un deposito sotterraneo, sicuro sia a livello sismico che da eventuali infiltrazioni d’acqua etc., per farlo hanno scelto la montagna chiamata Yucca Mountain che poi ha dato anche il nome al progetto. Hanno iniziato a lavorare nel 1982, dopo già parecchio tempo speso ad individuare il sito adatto, e dopo aver speso un sacco di soldi si ipotizzava l’ultimazione dei lavori per il 2005, poi nel 2008, 2012 ma nel 2009 hanno chiuso tutto ammettendo di non essere capaci di risolvere il problema. Ora hanno una commissione che esamina da capo il problema delle scorie. Anche in altri paesi è nata l’idea di questi depositi sotterranei, alcuni ancora devono individuare il sito (la Cina ad esempio prevede di farlo entro il 2020), solo la Finlandia e la Svezia sono già al lavoro ma capisce che se gli Stati Uniti non sono riusciti a risolvere questo problema evidentemente non è semplice. E intanto dove mettono queste scorie? Sui piazzali di fronte alle centrali dove si vedono questi enormi contenitori alti otto o nove metri, cilindrici, fatti d’acciaio e cemento. Tra l’altro prima di essere sistemate in questi contenitori sono già state trattenute quattro o cinque anni in piscine per raffreddarle e sette o otto anni in altro posto per ulteriori trattamenti. La difficoltà a risolvere questo problema è sia a livello politico, perché nessuno le vuole queste scorie, ma anche tecnico perché non c’è nessuno in grado di garantire che per centomila anni saranno al sicuro.

D:Come sarebbe lo scenario nucleare italiano porterebbe vantaggio a livello energetico o economico?

R: A Cernobbio, durante un congresso, Tremonti ha affermato che ogni paese ha il debito pubblico, il debito delle famiglie e poi ha aggiunto che i paesi che hanno le centrali nucleari hanno anche il debito nucleare. Perché si parla di debito nucleare? Perché le scorie devono essere collocate in questi depositi che ancora devono essere costruiti e saranno costosissimi e le prossime generazioni dovranno sorvegliarle per anni, le stesse centrali nucleari dopo al massimo una cinquantina d’anni di funzionamento (se tutto va bene) dovranno essere smantellate, impresa praticamente impossibile e che si unisce a tutte le altreproblematiche creando il “debito nucleare”. A conferma di ciò potremmo citare anche il libro del professor Alberto Clò, “Si fa’ presto a dire nucleare”, dove inizia dicendo “io sono un nuclearista non pentito”, che esamina il problema dal punto di vista economico arrivando alla fine del libro dimostrando chiaramente che il nucleare non è assolutamente conveniente dal punto di vista economico. Negli Stati Uniti non costruiscono più centrali da trent’anni perché non conviene, addirittura la famosa Moody’s, l’agenzia di rating che dà le pagelle per gli stati, ha detto che se una compagnia elettrica entra nel nucleare il suo rating verrà diminuito. La Citigroup che è la più grande agenzia finanziaria del mondo ha detto testualmente il nucleare oggi non è economico. Tornando in Italia, se uno và a vedere il sito del ministero dello sviluppo economico trova cose non veritiere come ad esempio che con il nucleare riusciremo a fare dei passi avanti per l’indipendenza energetica. Come possiamo riuscire a fare questo se non abbiamo uranio, e quindi dovremmo importarlo, oltre che comprare le centrali da una ditta francese che le costruisce, poi ci sono le scorie dove le mettiamo che non siamo capaci neanche di organizzare la spazzatura a Napoli? In Italia non abbiamo neanche un deposito per le scorie a bassa radioattività che sono quelle che provengono dagli ospedali che erogano trattamenti antitumori ad esempio. Abbiamo ancora scorie a Caorso, che in parte sono state mandate in Francia per essere vetrificate, cioè compattarle per agevolare il trasporto e il successivo trattamento, e le rimanderanno nel 2018 senza sapere ancora dove metterle. L’Enel vuole partire col nucleare ma lo sa come sono le trattative? Si partirà col nucleare se il governo garantirà due cose: la prima un prezzo remunerativo, la seconda, introducendo tutta l’energia prodotta dal nucleare in rete anche se costerà di più di quella prodotta da altre fonti , una cosa assurda che di certo non farà abbassare la bolletta elettrica degli italiani.

D: Lei ha sempre sostenuto l’importanza delle energie rinnovabili vogliamo in breve spiegare i pro e i contro confrontandoli con il nucleare.

R: Si in verità c’è da dire che l’energia al giorno d’oggi l’otteniamo al 90 per cento dai combustibili fossili che sono cosi comodi cosi potenti, però, sappiamo benissimo che hanno due problemi: primo si stanno esaurendosi secondo usandoli ci fanno male. Quindi i combustibili fossili o ci lasceranno perché si esauriranno o, se fossimo più intelligenti, dovremmo lasciarli noi gradatamente sostituendoli con altre fonti e quindi inevitabilmente si presentano due possibilità: il nucleare o le energie rinnovabili. Il nucleare lo abbiamo già detto prima ha numerosi problemi. Passiamo alle energie rinnovabili, essendo appunto rinnovabili non finiranno, tra tutte iniziamo col parlare dell’energia solare. Forse la gente non lo sa ma l’energia che arriva dal sole è diecimila volta più abbondante di quella che ci serve, cioè in un ora il sole ci manda l’energia che l’umanità consuma in un anno. Ricapitolando, l’energia solare è abbondante, inesauribile sulla nostra scala dei tempi perché finirà quando finirà il sole cioè fra quattro miliardi di anni, ma soprattutto è ben distribuita. Qualcuno potrebbe dire che quest’ultimo punto non è vero, perché magari è più abbondante all’equatore che ai poli, vero, ma per esempio se a Roma in certe unità di misura l’energia solare è presente in 1.5, a Londra è 1, cioè due terzi di quella di Roma, a Mosca è 0.8, metà di quella della capitale italiana, quindi è proprio vero che è dappertutto. Il fatto che questa fonte è ben distribuita è importantissimo, perché se impareremo a usarla come si deve ciò implicherà che ogni paese utilizzerà la propria di energia, evitando tutte quelle guerre, dei paesi arabi ad esempio, per il controllo di fonti di energia come il petrolio. Altra cosa da sottolineare è che noi viviamo su un mondo che ha dei limiti, bisogna capire che si deve iniziare a risparmiare energia e usarla in modo più efficiente, quello che ci chiede anche la Comunità Europea.

D: Sono andato a curiosare sul suo sito internet, Energie per il futuro, e ho trovato moltissime notizie tra cui una che mi ha colpito in particolare, si parlava di un certo progetto DESERTEC ma è davvero possibile veicolare energie dall’Africa fino in Europa?

R: Prima di tutto bisogna fare attenzione che non andiamo in Africa a prendere quello che c’è ad esempio il Sole e a loro gli lasciamo solo l’ombra. Diminuendo l’utilizzo di combustibili fossili e sviluppando le energie rinnovabili (o, al limite, il nucleare) genereremo quasi solo energia elettrica e quindi noi andremo incontro a scenari dove tutto funzionerà principalmente con quest’ultimo tipo di energia. Per arrivare a questo l’ingrediente fondamentale è sicuramente una rete elettrica , di nuovo tipo (smart grid) perché oggi questo è un nostro grande limite infatti la maggior parte degli impianti elettrici è costruita con qualche centrale distribuita qua e là e alimenta il territorio circostante. Bisogna dire che già oggi sta’ cambiando perché io per esempio ho i pannelli fotovoltaici sul tetto che producono energia e viene immessa nella rete Enel. Stiamo andando incontro a un tipo di rete in cui troviamo utenti che sono allo stesso tempo consumatori ma anche produttori. Questo vuol dire che dovremmo andare verso reti intelligenti, mettendo in comunicazione produttori e consumatori, perché siccome è difficile accumulare energia elettrica, possibile ma difficile, con le energie rinnovabili ci saranno periodi con grande quantità di energia in rete , perché il fotovoltaico produce solo di giorno e l’eolico solo quando c’è vento, alternati a periodi con minori quantità che andranno ovviamente a influire sul prezzo. La comunicazione tra produttore e consumatore servirà proprio a gestire i consumi maggiori quando ci sarà una produzione maggiore viceversa in quella minore. Abbiamo detto che l’energia elettrica in rete non si può immagazzinare ma se per esempio avessimo degli eccessi, Si potrebbe usare l’elettrolisi dell’acqua per produrre ed immagazzinare idrogeno, che si può usare come combustibile o riconvertire in energia elettrica. Si può anche immagazzinare energia in altri modi . Ad esempio, noi importiamo energia elettrica di notte dalla Francia, perché non potendo spegnere le centrali nucleari l’eccesso ce lo vende a basso costo, e cosa ne facciamo? Pompiamo in su l’acqua negli impianti idroelettrici in modo che poi di giorno rifacendola cadere ci dà energia elettrica quando ci serve. In conclusione la base necessaria a tutto questo è data dalla creazione di questa rete intelligente, fondamentale non solo per la distribuzione ma anche per un utilizzo parsimonioso ma efficace allo stesso tempo.

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