ALCIDE DE GASPERI
di Rossella Mignanti
L’ideale europeistico di De Gasperi di una Europa della pace e della democrazia sopranazionale, la base di consenso ottenuta in Italia a favore di una politica per l’Unità dell’Europa, il suo impegno, insieme a quello di altrettanto illustri protagonisti, come Robert Schuman e Konrad Adenauer, rappresentarono il patrimonio sul quale fu alimentato il processo di integrazione europea.
La costruzione di un’Europa Unita ha rappresentato infatti, agli inizi degli anni ’50, l’obiettivo più importante della politica estera di De Gasperi, che ha abbracciato fin da subito la “scelta occidentale”, con la partecipazione dell’Italia al Patto Atlantico, che si rivelò funzionale ai presupposti costituzionali della Repubblica e allo sviluppo della politica europeistica. Il mondo andava dividendosi in due: i sovietici a est, gli Stati Uniti a ovest. E l’Italia a Sud, come la Germania a Nord, era la cerniera tra i due blocchi.
Così, lo statista trentino vide nel piano Schuman la possibilità di eliminare i dissidi franco-tedeschi e allo stesso tempo il primo tentativo di avere nell’Europa moderna un’autorità supernazionale. Non credeva però che la liberalizzazione del mercato bastasse a fondare un’unione europea. Diede cosi il suo appoggio alle iniziative e ai movimenti europeistici, come il MFE di Altiero Spinelli.
La convinzione di De Gasperi di poter bruciare le tappe nella costruzione dell’unità politica europea trovò il suo momento significativo con la proposta di creare un’assemblea ad hoc incaricata di elaborare, 50 anni prima del trattato costituzionale del 2004, una costituzione federale o confederale per l’Europa e di dar vita alla Comunità europea di difesa (CED), un’alleanza militare che prevedeva la formazione di un esercito europeo integrato, che avrebbe dovuto risolvere anche il problema del riarmo tedesco. Ma la vicenda del progetto CED mostrò tuttavia il suo carattere illusorio. Il Trattato istitutivo del 27 maggio 1952 era destinato a fallire per via dell’opposizione della Francia che non gradiva il riarmo tedesco e che si oppose fin da subito alla cessione di sovranità politica e militare che avrebbe condotto a denazionalizzare l’esercito. Il fallimento della CED sembrò compromettere le sorti del processo di unificazione europea e spinse i responsabili dell’economia continentale a ritornare al progetto funzionalista.
Quando Adenauer, nella sua visita a Roma nel marzo 1954, aveva voluto incontrare De Gasperi in forma privata per confidargli il suo sentimento pessimista sulla sorte della CED, lo statista trentino, nel momento di congedarlo sull’uscio della sua villetta di Castel Gandolfo, gli avrebbe detto:
“noi due dobbiamo vivere ancora due anni: quando l’Europa sarà unita potremo andare definitivamente a riposo”.
Ma la morte lo sorprese il 19 agosto 1954. Alla domanda se De Gasperi morì al tramonto della sua vita politica, il senatore Andreotti ha risposto:
“Qualcuno pensava che avrebbe gradito la nomina a capo dello Stato nelle elezioni del 1955, personalmente non credo che avesse questa aspirazione. Il suo ultimo dispiacere politico fu la mancata ratifica da parte del Parlamento italiano della proposta di costituire un esercito comune europeo”.
Ma nonostante ciò, vincente è rimasto il suo contributo “all’avvio”, come disse Altiero Spinelli in uno dei suoi discorsi alla Camera dei Deputati, “di questa straordinaria nuova avventura dell’Europa”.
ALTIERO SPINELLI
di Massimo Dafano
La linea di divisione tra partiti progressisti e partiti reazionari cade perciò ormai, non lungo la linea formale della maggiore o minore democrazia, del maggiore o minore socialismo da istituire, ma lungo la sostanziale nuovissima linea che separa coloro che concepiscono, come campo centrale della lotta, quello antico, cioè la conquista e le forme del potere politico nazionale, e che faranno, sia pure involontariamente, il gioco delle forze reazionarie, lasciando che la lava incandescente delle passioni popolari torni a solidificarsi nel vecchio stampo e che risorgano le vecchie assurdità, e quelli che vedranno come compito centrale la creazione di un solido stato internazionale, che indirizzeranno verso questo scopo le forze popolari e, anche conquistato il potere nazionale, lo adopreranno in pervissima linea per realizzare l’unità internazionale.
Altiero Spinelli, Manifesto di Ventotene, 1943
Al progetto di un’Europa federale, Altiero Spinelli dedicherà tutta la vita. Fondatore del Movimento federalista europeo nel 1943 all’indomani della caduta del fascismo e della fine della sua detenzione iniziata nel 1927 ( a soli 20 anni) per attività sovversiva e consumatasi in molte carceri del Paese per poi tradursi in confino prima a Ponza e poi a Ventotene, Spinelli persegue con tenacia dal dopoguerra sino alla sua morte nel 1986 questo disegno utilizzando ogni mezzo a disposizione, politico e culturale, per far crescere la consapevolezza del popolo europeo della necessità umana oltre che storica della costituzione di un’Europa federale.
Nato in una famiglia socialista, Altiero Spinelli sposa negli anni dell’adolescenza la causa comunista, divenendo in breve uno dei giovani dirigenti più promettenti del PCI. E’ negli anni del carcere, quelli segnati dalla condanna stalinista ai dissidenti, che Spinelli matura il proprio distacco dalla lotta comunista. A Ventotene, complice l’incontro con Ernesto Rossi ed Eugenio Colorni, si compie l’incontro che lui stesso definirà nella sua biografia (Come ho tentato di diventare saggio, Il Mulino) l’elezione: La federazione europea (…) era la sobria proposta di creare un potere democratico europeo, (…) era la possibilità per le democrazia di ristabilire il controllo su quei leviatani impazziti e scatenati che erano ormai gli Stati nazionali europei, poichè lo Stato federale avrebbe impedito loro di diventare mezzi di oppressione e sarebbe stato da essi impedito di diventarlo lui.
Subito dopo la guerra collabora con Alcide De Gasperi perchè abbia successo l’iniziativa diplomatica tesa a costituire la Comunità europea di difesa (CED) e la Comunità politica. Inizialmente critico verso il funzionalismo e i trattati di Roma, si lancia nella battaglia delle idee, partecipando alla nascita dell’associazione Il Mulino e fondando l’Istituto Affari Internazionali. Poi, essendosi convinto delle potenzialità della Commissione Europea di essere reale promotrice dell’integrazione europea, è a Bruxelles, come membro della Commissione esecutiva della Comunità europea con un portafoglio che comprende industria, ambiente, ricerca. Nel 1976 è nuovamente a Roma, come parlamentare eletto da indipendente nelle liste del Partito Comunista.
Ma il Parlamento più desiderato è quello europeo. Nel 1979 gli europei per la prima volta possono dirsi realmente cittadini europei: è l’anno delle prime elezioni dirette e Altiero Spinelli è pronto per sedersi in quel consesso. Il suo non sarà un passaggio a vuoto: la sua azione politica determinata porta alla formulazione del progetto di Trattato di Unione europea da lui elaborato e approvato a larghissima maggioranza dal Parlamento europeo, il 14 febbraio 1984.
Il Parlamento europeo tenta un’iniziativa costituente. Gli Stati membri rifiutano di ascoltare la voce di Strasburgo.
Ma se il processo di integrazione riparte, pur sempre nel solco del funzionalismo, con l’approvazione dell’atto unico europeo, il merito è in gran parte della tenacia di Altiero Spinelli, uno dei due italiani ufficialmente riconosciuto dall’Unione Europea padre dell’Europa.
Scriverà ai propri amici federalisti, all’indomani del vertice dei Capi di Stato e di Governo della Comunità europea del 1985 che ignorerà il progetto di Trattato votato dal Parlamento Europeo:
la forza dell’idea europea sta nel saper risorgere dalle proprie sconfitte. Preparatevi, perciò, con tenacia, alla prossima occasione e proponetevi che la vostra voce e la vostra pressione siano ancora più forti di quelle di oggi.
In occasione del centenario della nascita nel 2007, la Sapienza Università di Roma si è resa promotrice di un Comitato Nazionale che ha ricevuto dal Ministero dei Beni Culturali il compito di celebrare l’evento. Il sito del Comitato, www.altierospinelli.it, oltre che delle attività svolte, offre un quadro completo della personalità e dell’impegno politico di Altiero Spinelli.



