Sicilia: i forconi espatriano, ma i problemi restano

Raccontare un disagio popolare non è mai cosa facile, soprattutto se appare, ad occhi poco attenti, così “lontano”.

Ma la Sicilia è vicina, molto più di quanto si immagini…ed è CASA nostra.

La penisola oggi si presenta letteralmente divisa in due a causa delle numerose proteste che si sono diffuse sulle strade italiane. Lo sciopero degli autotrasportatori si è trasformato, in molti casi, in veri e propri blocchi ai caselli autostradali, che causano ritardi e disagi. Il “Movimento dei Forconi”, da cui nasce questa protesta, si definisce un’”Associazione di agricoltori, pastori, allevatori stanchi del disinteresse quando non del maltrattamento da parte delle istituzioni”.

Il movimento, ha sempre avuto due frange distinte: da una parte Martino Morsello (oggi a capo di “FORZA D’URTO”). Dall’altra, Mariano Ferro (ex assessore dell’ Mpa di Lombardo) e Giuseppe Scarlata. Su Morsello si sono scatenate critiche violente, dopo la scoperta della sua partecipazione ad un incontro nazionale di Forza  Nuova (di cui la figlia è una militante, ed alla quale è tutt’ora affidato il compito di gestire la pagina di Facebook del Movimento). Questa “strana” vicinanza a Forza Nuova, ha condotto il movimento alla scissione, anche dal punto di vista operativo. Se infatti Ferro ha annunciato la sospensione delle proteste in Sicilia, e la volontà di “estendere” la protesta nella capitale, Morsello ed i suoi non rinunciano alla lotta sul territorio, contribuendo ad alimentare il livore nei molti aficionados.

Ma andare al di là delle “definizioni”, è un preciso e doveroso compito di chi vuole capire gli eventi. Ho chiesto, quindi, a due giovani siciliani, di “raccontarmi” la protesta vista dai loro occhi.

E questo è il loro punto di vista.

GIUSEPPE CORSARO – Tutto è partito da persone che non hanno mai svolto un giorno di lavoro dacché vivono e sembrano mossi da forze poco visibili(date le intimidazioni estese a tutte le attività commerciali nonché ai vari attori della grande e piccola distribuzione!).

Il dato veramente preoccupante è che molta gente si sia fatta prendere dalla passione della lotta. A queste manifestazioni, stanno partecipando categorie estremamente eterogenee senza aver chiesto delle motivazioni chiare ai capi della protesta!!!

Le “presunte” richieste spaziano dalla richiesta di un ribasso del prezzo della benzina ormai alle stelle, all’invocazione di una “Sicilia libera”, nemmeno fossero stati consigliati da Bossi stesso!

Altro aspetto cruciale riguarderebbe il problema dell’agricoltura… ma farebbero meglio a chiedere numi a loro stessi, ripensando al fatto che negli anni passati sarebbe stato utile reinvestire per migliorare la capacità produttiva, così da per tenere bassi i costi e rimanere competitivi sul mercato interno ed estero. Il punto è che la consapevolezza di quello che si sta facendo, è davvero poca e la maggior parte degli attori che si dicono lavoratori in crisi o agricoltori o camionisti, dovrebbero pure parlare di se come rappresentanti delle categorie che maggiormente evadono le tasse nella nostra terra e in Italia .

ANNUNZIATA TORRISI – Nei giorni scorsi il territorio della Sicilia, e in particolar modo le zone etnee, sono state prese d’ostaggio da una protesta che ha violato i fondamentali principi della democrazia. Sono stati adottati livelli eccessivi di prevaricazione, giungendo perfino alle minacce e intimidazioni nei confronti non solo dei commercianti, costretti a chiudere le attività altrimenti avrebbero corso “gravi rischi” (riporto testuali parole riferitemi in particolare da due commercianti), ma anche del singolo cittadino che nella maggior parte dei casi non è stato libero di giungere nei luoghi di lavoro.

Si è assistito a forme coercitive verso la popolazione la quale ha dovuto subire passivamente, e senza alcun aiuto esterno, la volontà dei manifestanti.

Ciò che mi preme sottolineare è la violenza psicologica che ha avuto come conseguenza diretta la paralisi dell’economia, già in forte crisi, e il sequestro dei cittadini. La manifestazione, pertanto, è degenerata in forme in cui il limite tra il lecito e l’illecito è stato più volte superato, ledendo l’altrui libertà.

Trovo giusto manifestare per la gravità delle condizioni in cui versa la Sicilia, ma è inaccettabile che lo si faccia al di fuori delle regole democratiche, e oltretutto è inammissibile accettare che un manipolo di manifestanti tenga in mano le sorti di un’intera collettività. Fuori da ogni logica è l’idea di una manifestazione con adesione obbligatoria.

Gli stessi cittadini hanno potuto osservare, tra l’altro, che tra i manifestanti che hanno creato i blocchi, erano presenti persone non appartenenti alle categorie di coloro che hanno aderito allo sciopero, e addirittura soggetti infiltrati con precedenti penali.
Dall’analisi appena fatta, emerge quantomeno il dubbio, se non la certezza, che tale “manifestazione” sia stato un modo per le frange mafiose di farsi sentire, contando, purtroppo, sul disagio condiviso e, forse non più tollerabile, che da anni il popolo siciliano è costretto a vivere.

Riporto una frase di Paolo Borsellino che trovo appropriata: “La Rivoluzione si fa nelle piazze con il popolo, ma il cambiamento si fa dentro la cabina elettorale con la matita in mano. Quella matita, più forte di qualsiasi arma, più pericolosa di una lupara e più affilata di un coltello“.

 

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About Graziella Moschella

Pseudo giornalista per passione, libera pensatrice per professione. Il mio motto è: "There is a stubbornness about me that never can bear to be frightened at the will of others. My courage always rises at every attempt to intimidate me."