In un ambiente politico dominato da una strisciante conflittualità si è svolta a Tirana (21 gennaio) una pacifica manifestazione organizzata dal Partito Socialista in omaggio ai 4 morti della protesta antigovernativa di esattamente un anno fa. Il primo anniversario di quei tragici eventi fa riaffiorare le preoccupazioni sul perdurante stato difficile della giovane democrazia albanese. Ad ancora un anno dai fatti non si ha giuridicamente piena luce sulle violenze. Le immagini video di quel giorno immortalarono, insieme al lancio di oggetti da parte dei manifestanti verso la sede del governo e gli scontri tra essi e le forze dell’ordine, gli spari sui protestanti attribuibili alla Guardia Repubblicana. Le violenze delle forze dell’ordine dopo la fine della manifestazione preocuparono gli organismi internazionali sulla difesa dei diritti umani. Pochi giorni dopo la protesta un giornalista ferito alla mano da un proiettile nella scaramuccia ottenne asilo politico in Belgio.
Al termine del corteo di ricordo il leader socialista Edi Rama ha accusato il governo del premier Berisha delle morti, affermando: “Che tutti sappiano che qui il governo può usurparti tutto, le speranze, i sogni, lo spirito ed anche la vita. Nessuno gli si può contrapporre, anche se viviamo nel XXI secolo. Quando in Europa i manifestanti incendiano e distruggono protestando per delle loro libertà la loro vita è salvaguardata”.
Il post-21 Gennaio deteriorò visibilmente l’infuocato clima politico in Albania. Da allora si è intensificato uno scontro istituzionale senza precedenti tra il governo Berisha e la maggioranza parlamentare da una parte e la presidenza della repubblica, la procura generale e i servizi segreti. Il premier accusò pubblicamente il presidente Topi, il procuratore Ina Rama e il direttore dei servizi Shaqiri di avere ordito, insieme alla opposizione, un colpo di stato per rimuoverlo. Solo la pressione occidentale convinse l’opposizione a partecipare alle elezioni amministrative del 8 maggio, nelle quali Edi Rama perse la carica di sindaco di Tirana dopo un riconteggio molto controverso dei voti contestati presso la Commissione Elettorale Centrale. I problemi del voto fecerò annullare una prevista visita a Tirana del presidente della Commissione UE Barroso. Il 19 luglio l’Alto Rappresentante UE Ashton e il commissario per l’Allargamento Fule dichiararono che “le elezioni a Tirana non furono buone in quanto dimostrarono oltre ogni dubbio che il quadro elettorale necessita di essere riformato”. In autunno la candidatura di adesione albanese è stata respinta dalla Commissione UE. Freedom House, una ONG internazionale, definisce l’Albania un “paese parzialmente libero” nel rapporto per il 2011.
Gli osservatori internazionali sono preoccupati dalla impunità di cui sembrano godere altissimi esponenti politici di governo. Importanti processi contro tre personalità politiche della maggioranza, all’epoca delle acuse a loro contestate membri del governo, non sono stati portati a termine e due di loro sono stati prontamente riciclati in alti incarichi politico-amministrativi. Non ci sono ancora condannati per l’esplosione (15 marzo 2008) con 26 morti di una fabbrica di demontazione degli armamenti a Gerdec, un piccolo villaggio nella periferia di Tirana. L’ex-vicepremier Meta è stato assolto dalla Corte Suprema dall’accusa di corruzione e abuso d’ufficio, mentre la Procura Generale chiedeva la sua condanna a due anni di carcere.
Il rapporto conflittuale tra poteri dello stato perdura. Nel processo investigativo sul 21 Gennaio la Procura ha accusato la scarsità di informazioni dategli dall’esecutivo, la Guardia Repubblicana e la polizia di stato. Il procuratore Rama ha chiesto e ottenuto l’aiuto tecnico dell’FBI nelle indagini. In una dichiarazione congiunta (18 gennaio) gli ambasciatori in Albania di USA, OSCE e UE sottolineano in merito alle indagini: “Il popolo albanese legittimamente aspetta che la giustizia sia fatta. In questo contesto, noi crediamo che l’ufficio del procuratore generale albanese sia la appropriata istituzione nel condurre questa indagine e questa istituzione gode della nostra completa fiducia e supporto”. L’Italia si è unita a questo appello per bocca del sottosegretario agli Esteri Marta Dassù, che in visita a Tirana (20 gennaio) ha aggiunto: “Do tutto il mio appoggio come persona e come membro del governo italiano alle famiglie delle vittime”.
I risultati delle indagini della Procura sul 21 Gennaio e il modo nel quale essi verranno trattati dalla politica albanese si spera che diano delle notevoli risposte alle incognite sullo stato della democrazia ed il rispetto tra le istituzioni nel paese balcanico.



