Verso il nuovo Dipartimento di Scienze Politiche

Cerchiamo di rimettere in ordine i fatti per fare chiarezza sugli avvenimenti dell’ultimo periodo. Il riordino delle facoltà della Sapienza in base nuovo Statuto Frati è stato voluto per cercare di precedere e in qualche modo anticipare le disposizioni della riforma dell’ex ministro Gelmini. Una auto riorganizzazione per evitare di subire in toto le nuove direttive e per cercare di limitare gli effetti della scure che si è abbattuta sulle già disastrate casse universitarie, così improvvisamente Scienze Politiche si è vista accorpata con Sociologia e Comunicazione e lo stesso è valso per altre facoltà dell’Ateneo.
L’idea alla base di tali rocambolesche fusioni era quella di diminuire le facoltà, in modo tale da farle rientrare nel limite di 12 previsto dalla riforma. Sorgeva però un problema, come può un Ateneo come La Sapienza, il più grande d’Europa e il secondo al mondo come numero di iscritti, racchiudere in sole 12 facoltà l’intera gamma di ambiti disciplinari e corsi di laurea se non intervenendo in modo molto estensivo e poco accademico sulla delimitazione degli insegnameni. Il rischio però era quello di creare dei mostri amministrativi ingestibili, dunque si è pensato di fare delle maxi facoltà che fungessero da scatola in modo da poter contenere insegnamenti anche molto diversi tra loro, all’interno delle quali dei maxi dipartimenti si sarebbero sostituiti alle ex facoltà per reggerne i corsi di laurea.
Nel nostro caso Scienze Politiche, Sociali, Comunicazione, avrebbe dovuto essere formata da tre dipartimenti, tuttavia se Comunicazione ha accorpato i sui ex dipartimenti facendone uno unico e altrettanto ha fatto sociologia, ciò non è avvenuto per Scienze Politiche che aveva mantenuto i suoi tre dipartimenti separati. Ciò ha determinato il fatto che nessuno di questi riusciva ad avere il controllo del 60% delle cattedre necessarie per reggere i corsi di laurea, per cui i Corsi di Relazioni internazionali e Scienze dell’amministrazione, hanno rischiato seriamente di non partire per il prossimo anno.
Vista la situazione docenti e studenti si sono riuniti mercoledì 14 dicembre, in una forma inedita, per chiedere ai direttori di dipartimento di unirsi per dare un futuro al progetto culturale di Scienze Politiche. Nel corso dell’assemblea una visita inaspettata del rettore ci ha portato a conoscenza del fatto che i due dipartimenti di Studi Politici e Teoria dello Stato erano stati accorpati il giorno precedente per decreto, sotto il nuovo nome di “Scienze Politiche”. Al di là dell’irritazione del rettore nei nostri confronti, non credo si sia reso conto che noi eravamo li proprio per chiedere quel provvedimento, l’incontro si è rivelato un’occasione molto positiva di dibattito aperto tra studenti e professori. Si è deciso di istituire due gruppi di lavoro che avranno il compito di formulare proposte per il nuovo dipartimento, in merito ai servizi e ad una revisione dell’offerta didattica.
Dunque aspettiamo l’elezione del direttore e dei nuovi organi sperando che tengano in viva considerazione lo spirito collaborativo emerso dall’assemblea. Un’ultima nota dolente invece riguarda il dipartimento di Analisi Economiche e Sociali che ha già scelto di fondersi con Scienze Sociali, speriamo che si possano trovare in futuro delle forme per riassorbire il ramo economico in un dipartimento di Scienze Politiche che altrimenti sarebbe orfano di una sua componente fondamentale.

 

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About Alessandro Paglia

Originario di Opi, nel Parco Nazionale d'Abruzzo, vive e studia a Roma. Laureato alla triennale ora frequenta il Corso di laurea magistrale in Relazioni Internazionali, presso la Facoltà di Scienze Politiche, Sociologia, Comunicazione, della "Sapienza". Partecipa alla vita di diverse associazioni, tra cui Eurosapiens, si interessa di giornalismo e in particolare di quei temi che hanno un interesse internazionale.