ALESSANDRO PAGLIA – In Cile si riapre una ferita forse mai del tutto rimarginata. A Santiago, la magistratura ha deciso di istruire per la prima volta un’indagine sulla morte del presidente Salvador Allende, deceduto nel colpo di Stato militare che l’11 settembre 1973 ne rovesciò il legittimo governo, portando al potere il generale Augusto Pinochet.
Quello di Allende è uno dei 726 fascicoli aperti d’ufficio per i reati di “violazione dei diritti umani” commessi sotto la dittatura terminata nel 1990. Fin qui – riferisce la magistratura – le indagini non erano mai state aperte perché non era mai stata presentata alcuna causa in merito, occorrerà quindi stabilire se si sia trattato o no di suicidio, e in quali circostanze.
Il numero delle vittime della dittatura di Pinochet, è stato quantificato in circa 3.150 morti, i cosiddetti “desaparecidos” e attualmente sono 560 gli ex militari rinviati a giudizio.
Per diversi anni la morte di Allende è stata un vero e proprio enigma, la sua famiglia e i militanti della sinistra non accettarono mai la possibilità che si fosse ucciso e accusarono Pinochet e l’esercito di averlo giustiziato sommariamente nel Palazzo della Moneda, il palazzo del governo a Santiago.
Un famoso articolo di Gabriel Garcia Marquez uscito pochi mesi dopo i fatti, ricostruì le circostanze della morte, arrivando alla conclusione che il presidente era stato ucciso mentre tentava di opporre l’ultima resistenza disperata all’assalto dell’esercito.
L’obiettivo delle indagini sarà quello di verificare la versione ufficiale che diedero a quel tempo i militari. Il generale Javier Palacios, che guidò l’assalto da terra mentre i caccia bombardavano il Palazzo della Moneda, ha sempre sostenuto che trovò il corpo di Allende senza vita su un divano della sua stanza.
Il presidente, testimoniò il generale, si era ucciso con un mitra, puntando l’arma sotto il suo mento tanto che il proiettile gli aveva spappolato il cervello. Una versione questa, che la moglie Hortensia Bussi e tutta la sinistra internazionale avevano rifiutato a lungo.
In realtà non ci sono testimoni, quando Allende nel caos di quella mattina, con il palazzo semidistrutto e completamente circondato, decise di arrendersi, tutti coloro che erano con lui nella Moneda erano già fuggiti.
Vennero poi rintracciati e arrestati nei due-tre giorni successivi e segretamente uccisi. Non tutti, tuttavia, morirono.
E’ il caso di Miria Contreras, segretaria personale e compagna di Allende che riferì di aver lasciato il palazzo con il presidente ancora in vita, e per questo convinta che fosse stato ucciso dai militari del generale Palacios.
Questa iniziativa denota la volontà di un paese di chiarire definitivamente le terribili violazioni dei diritti umani che si ebbero nei diciassette anni della dittatura Pinochet, così da potersi lasciare definitivamente alle spalle quella brutta pagina di storia.





