Nucleare si, nucleare no.

Vi sarà sicuramente capitato di vedere in tv il nuovo spot del Forum Nucleare Italiano, che precede il referendum sul nucleare in Italia per decidere se avere sul nostro territorio delle nuove centrali nucleari oppure proseguire la strada per le fonti rinnovabili.

Nel frattempo in Europa, in particolare in Francia, si parla da un po’ di nucleare di IV generazione. Guardando avanti di 20-40 anni sarebbe infatti possibile utilizzare oltre all’uranio 235 l’uranio 238, che permetterebbe di  prolungare lo sfruttamento del nucleare da 100 a 10.000 anni; inoltre si raddoppierebbe anche il ciclo vitale delle stesse centrali fino a 60 anni, contro gli attuali 30; e, cosa più importante, si ridurrebbe la percentuale di scorie dall’80 al 20%. L’ENEA (Agenzia Nazionale per le Nuove tecnologie, l’Energia e lo Sviluppo Economico sostenibile) è in prima linea nella ricerche in questo ambito, perciò l’Italia potrebbe avere in futuro un ruolo di leadership.

Parallelamente ai reattori di IV generazione si parla di reattori a fusione, che saranno, quando ci saranno, i migliori in assoluto. Le centrali nucleari tradizionali si basano sulla fissione nucleare, cioè sulla scissione dell’atomo di uranio per produrre radiazioni gamma e quindi energia; le centrali a fusione invece si baserebbero sull’unione di nuclei leggeri, isotopi dell’idrogeno, usando temperature estremamente elevate. Molti scienziati credono in questa tecnologia, che una volta realizzata presenterà sicuramente dei vantaggi: energia illimitata, niente radioattività, zero emissioni. La Francia attualmente ospita il progetto ITER (International Thermonuclear Experimental Reactor) nel sito di Cadarache nel sud del Paese, per il quale è previsto un budget di spesa di 12 miliardi di dollari ed che sarà una joint-venture tra l’Unione Europea, USA, Russia, Giappone, Sud Corea, Cina e India. Tutto questo rientra in un’ottica di almeno 30 anni (probabilmente anche di più), infatti l’elettricità ottenuta dalla fusione nucleare sarà disponibile approssimativamente dal 2045. Quindi per il momento abbiamo un nucleare di III e IV generazione che si stanno sviluppando, e ne avremo un altro a fusione tra circa 40 anni. Quasi tutti i brevetti, gli studi e i progetti si stanno svolgendo in Europa, vengono utilizzati dall’America, e intanto da noi ancora si parla di centrali “vecchio-stile”.

Tuttavia i problemi fondamentali di questo tipo di energia non hanno ancora trovato soluzioni concrete al 100%, molti scienziati sono convinti che lo sviluppo tecnologico sarà in grado di risolvere tutti i problemi del nucleare; altri non vedono all’orizzonte un approccio o un’ idea in grado di offrire soluzioni valide ai grandissimi problemi in questione. Comunque, se mai sarà possibile trovare delle soluzioni, ci vorrà certamente ancora molto tempo.

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