I Muri del Medioriente

La volontà di separare nettamente il territorio israeliano da quello palestinese fu chiaramente espressa dallo stato ebraico già durante la prima intifada, che costruì circondò quella striscia di terra con una barriera elettrificata ermeticamente chiusa.

Stessa sorte toccò  ai palestinesi della Cisgiordania quando nel 2002 cominciarono i lavori per la costruzione di una barriera che avrebbe separato loro da Israele lungo i confini antecedenti al 1967, con lo scopo di permettere agli israeliani il tempestivo blocco di terroristi che avrebbero potuto infiltrarsi nel loro stato. La “barriera di sicurezza”, così definita da Israele, fu a sua volta soprannominata “muro della vergogna” da chi considerava tale separazione come il simbolo dell’apartheid dei palestinesi. Il 9 luglio 2004, la Corte Internazionale di Giustizia dell’Aia emise il suo parere sulla questione che gli era stata sottoposta dall’Assemblea generale dell’ONU. Essa affermò nella sua risposta  che: « L’edificazione del Muro che Israele, potenza occupante, è in procinto di costruire nel territorio palestinese occupato, ivi compreso l’interno e intorno a Gerusalemme Est, e il regime che gli è associato, sono contrari al diritto internazionale».

muro_israeleIncurante di tale pronuncia il 10 gennaio 2010 il premier israeliano Benjamin Netanyahu ha annunciato la costruzione di una barriera tecnologicamente avanzata per chiudere il confine tra Israele e l’Egitto. La decisione della costruzione di questo nuovo muro più che per la questione palestinese, deriva dalle preoccupazioni per l’aumento dell’immigrazione illegale proveniente dal Sinai, regione poverissima, smilitarizzata dagli accordi di Camp David del 1978 e per questo soggetta a traffici illeciti di vario genere ed all’attraversamento di immigrati clandestini africani. “La protezione delle frontiere è una misura strategica per mantenere la fisionomia ebraica e democratica dello stato d’Israele”, ha detto, inoltre, Netanyahu. Il tutto va letto nell’ottica di creare una sorta di oasi in mezzo ad un deserto di povertà, sull’esempio statunitense in Messico e spagnolo in Marocco. Anche i confini israeliani con la Siria e con il Libano sono percorsi da recinzioni e da sistemi di sorveglianza. Lo stesso vale per il confine fra la Giordania e la Cisgiordania.

Nel frattempo, prosegue la costruzione del muro d’acciaio sotterraneo al confine tra l’Egitto e la Striscia di Gaza, voluto dalle autorità egiziane per bloccare i tunnel sotterranei che permettono di far giungere nella Striscia beni di prima necessità, materiali da costruzione, ma anche armi, che viene giudicato da parte palestinese, adottando come prova il fatto che i lavori sono supervisionati da tecnici statunitensi, come una congiura israelo-americana di strozzare il loro territorio mediante l’aiuto degli egiziani. L’Egitto, invece, punta il dito contro Hamas, accusandolo di voler screditare la sua posizione in tutto il mondo arabo, parlando per bocca di Teheran, avendone accettato i finanziamenti.muro egiziano

Tutto ciò destabilizza ancora di più la zona e si teme un nuovo conflitto, che determinerebbe il fallimento della politica di Obama nella zona.

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