ALESSANDRO PAGLIA – La fame di energia, ha influito da sempre sugli assetti e le logiche geopolitiche e negli ultimi anni, anche la questione “gas” si è introdotta prepotentemente sulla scena mondiale, considerando che ad oggi è forse l’unica alternativa economicamente conveniente al petrolio.
Gas: il futuro passa dal Qatar
– 25 gennaio 2011Posted in: Medio Oriente
Da questo punto di vista l’Unione Europea deve affrontare problematiche energetiche reali, sia per garantire il corretto funzionamento del mercato interno dell’energia, sia per garantire la sicurezza dell’approvvigionamento strategico. Per il raggiungimento di questi obiettivi, l’UE ha messo in campo una ambiziosa politica energetica comune, condivisa da tutti gli Stati membri. Il problema prioritario è quello di limitare la dipendenza dell’UE nei confronti delle importazioni, riducendo le interruzioni di approvvigionamento e puntando su una diversificazione delle fonti cui rifornirsi e delle vie di trasporto.
Per liberarsi della dipendenza dalla Russia gli europei hanno bisogno della Turchia, dove passano gli oleodotti e i futuri gasdotti provenienti dal Medio Oriente. Considerata l’ultima propaggine dell’occidente, condivide le sue frontiere con paesi pericolosi come Iraq e Iran, tuttavia Bruxelles non potrà tenere ancora a lungo Ankara lontana dall’UE. Anche se dispone di poche materie prime, la Turchia è un paese di transito obbligato per le risorse provenienti dai giacimenti del Mar Caspio e dal Golfo Persico.
In questo quadro, la costruzione del gasdotto Nabucco era stata salutata come provvidenziale. Un progetto importante anche in prospettiva del rafforzarsi sullo scenario energetico degli Stati arabi ed in particolare del Qatar.
Questo piccolo paese, infatti, sta attraversando una fase di grande crescita economica e politica e vanta sul suo territorio alcuni tra i maggiori giacimenti mondiali, oltre ad essere il terzo produttore dopo Russia e Iran.
Proprio in vista di una diversificazione dei fornitori, l’Europa tiene gli occhi puntati sul Qatar che oggi ci fornisce gas via nave, prospettando anche la possibilità di un gasdotto che colleghi direttamente le due realtà.
Questi progetti sono sostenuti con forza anche da Washington che vorrebbe che tali risorse arrivino sul mercato senza la partecipazione di Mosca.
Tuttavia, gli eterni rivali Usa non sono rimasti certo a guardare mentre si tentava di sottrargli il monopolio del gas. Oltre a ostacolare la costruzione di altri collegamenti tra est ed ovest, la Russia , rivolgendosi anch’essa alla Turchia, si è impegnata attivamente nel promuovere un proprio megagasdotto che attraversando il Mar Nero in direzione della Bulgaria, aggirasse l’Ucraina per fare concorrenza al Nabucco.
South Stream (questo è il suo nome), è già in costruzione e vede coinvolte Gazprom ed Eni, con percentuali del 50% ciascuno. Approdato in Bulgaria si dividerà in due tronconi, il primo diretto verso l’Europa centrale, il secondo verso l’Italia.
Anche il Qatar si era rivolto ad Erdogan per discutere della costruzione di un gasdotto, suscitando dubbi e sospetti sulla lealtà turca nei confronti del progetto Nabucco, che sarà rifornito soprattutto dall’Iraq, dall’Egitto e dal Qatar. In questo modo la Turchia prenderà il posto dell’Ucraina come principale paese di transito del gas verso l’Europa, e rafforzerà le basi per un suo futuro (incerto) ingresso nell’Unione Europea.




