MONICA MEROLA – La quantità complessiva dei partiti presenti in Italia (contando anche le minoranze regionali, le minoranze indipendentiste), raggiunge numericamente vette epiche. Una situazione che appare confusa, contando anche sul fatto che moltissimi dei partiti minori sono figli di smembramenti governativi o politici del passato, quindi partiti nuovi figli di partiti ancora esistenti. Uno stato di disorientamento non tanto per quei cittadini che hanno sempre compiuto una scelta ideologica coerente e continuata nel tempo, ma principalmente per coloro i quali, come i giovanissimi neomaggiorenni, probabilmente si avvicinano adesso al mondo della politica. Ad oggi, però, i partiti maggiori in parlamento restano il Popolo delle Libertà, il Partito Democratico, l’Italia dei Valori, la Lega Nord e l’Unione di Centro, essendo Futuro e libertà appena nato. Si potrebbe parlare quindi quasi di un bipartitismo nel pluripartitismo: decine e decine di partiti minori, che in sostanza creerebbero soltanto dispersione di voti rispetto ai due poli maggiori, ovvero per quanto riguarda il centro-destra il Pdl, Lega Nord ed Unione di Centro, storicamente da sempre più vicina al polo al governo, e dal versante della sinistra Idv e Pd. La costituzione del nostro paese in tal senso parla chiaro. L’art.49 sancisce che “tutti i cittadini hanno diritto ad associarsi liberamente in partiti per concorrere con metodo democratico a determinare la politica nazionale”. Uno dei partiti minori infatti, presenti nel nostro panorama politico è l’MFL, ovvero il Movimento Fascismo e Libertà, nonostante la nostra costituzione parli chiaro ancora una volta nel comma XII delle disposizioni transitorie e finali, “è vietata la riorganizzazione, sotto qualsiasi forma, del disciolto partito fascista. In deroga all’articolo 48, sono stabilite con legge, per non oltre un quinquennio dall’entrata in vigore della Costituzione, limitazioni temporanee al diritto di voto e alla eleggibilità per i capi responsabili del regime fascista.” Da cittadina, comincio a temere che il vero nocciolo della questione non sia il pluripartitismo, ma lo scarso buonsenso degli italiani.
Pluripartitismo o degenerazione della confusione politica?
– 30 novembre 2010Posted in: Interni




