Crollo delle borse: la Bce lascia i tassi di rifinanziamento all’1%

I timori sul rischio del debito pubblico di Grecia, Spagna e Portogallo hanno messo sotto pressione le Borse Europee, determinando una delle peggiori sedute da un anno e mezzo a questa parte. Già da tempo analisti e osservatori avevano espresso la loro preoccupazione in merito al crescente deficit dei Paesi iberici. I listini hanno cominciato a peggiorare dopo le dichiarazioni del presidente della Banca centrale europea Jean-Claud Trichet, il quale aveva dato il via libera al piano di risanamento presentato da Atene. Il numero uno dell’Eurotower aveva inoltre ammonito altri Paesi membri in difficoltà con i conti pubblici, invitandoli a rispettare il piano di stabilità.

Il Patto di stabilità, concordato in occasione del Consiglio europeo di Amsterdam nel giugno 1997, definisce che i Paesi si impegnano a darsi un obiettivo di bilancio pubblico in pareggio nel medio termine. Ci si potrebbe chiedere: perché sono previsti vincoli di bilancio pubblici nazionali?

In un’unione monetaria, gli incentivi a seguire politiche di bilancio disciplinate tendono a ridursi. Se più Paesi mettono contemporaneamente in atto politiche di bilancio espansive, si possono determinare pressioni inflazionistiche che inducono il governo di Francoforte a stringere la politica monetaria e aumentare il tasso di interesse. In altre parole, la Bce assorbe liquidità dal sistema, il costo del denaro per le famiglie e per le imprese aumenta, con un conseguente effetto restrittivo sulla domanda aggregata (consumi e investimenti), il cui scopo è quello di esercitare una pressione sulla domanda di beni e servizi ed ottenere un effetto restrittivo sui prezzi.

L’effetto restrittivo però viene esercitato sull’intera unione, inclusi i Paesi disciplinati. I vincoli di bilancio mirano così ad evitare che, a causa di politiche pubbliche indisciplinate di alcuni Stati, si determinano condizioni restrittive anche per gli altri. Torniamo però al problema della crisi delle Borse europee, analizzando da vicino cosa è accaduto nella Penisola iberica. Lo scorso anno il debito spagnolo è salito al 55,2% del PIL e si stima arriverà al 74,3% nel 2012, mentre il deficit nel 2009 è balzato all’11,4% e il governo Zapatero punta a portarlo sotto il 3% entro il 2013. Gli strumenti per raggiungere tale obiettivo sono: il taglio della spesa sociale e l’aumento dell’età pensionabile. Altro indicatore è rappresentato dagli interessi sui titoli di Stato. Più sono alti – favorendo così i piccoli risparmiatori – e più si evidenzia il segno negativo dei conti pubblici di uno Stato. Quelli spagnoli, ma ancor più quelli greci, rendono in modo sproporzionato. Prendiamo ad esempio come indicatore il Bund tedesco.

Lo spread (cioè la differenza di rendimento è di oltre 100 punti per la Spagna e addirittura di 350 per la Grecia. Ciò significa che un risparmiatore greco ha un guadagno molto superiore rispetto di un risparmiatore tedesco. Quali sono le contromisure previste dall’istituto monetario di Francoforte ?

Il presidente dell’Eurotower, Jean-Claud Trichet, ha dichiarato che la situazione è sotto controllo, sottolineando la solidità dell’Eurozona ed evidenziando inoltre che al momento non vi sarà nessuna riunione straordinaria da parte del Consiglio di Francoforte.

Dunque il Board della Bce ha deciso di confermare il tasso sulle operazioni di rifinanziamento principale all’1%, dimostrando che l’istituto non ha nessuna intenzione di allentare le condizioni monetarie immettendo liquidità nel sistema. Trichet ha inoltre evidenziato che molte aree europee stanno registrando forti squilibri di bilancio, che a loro volta sfociano in tassi di interesse a medio-lungo termine più elevati, frenando di conseguenza gli investimenti privati. Ha altresì ribadito che il rispetto del patto di stabilità è vitale, sottolineando come un alto livello dei debiti e dei deficit pesino sulla politica monetaria dell’area euro.

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