ALESSANDRO PAGLIA –
“compagni, consumare è glorioso”. In un periodo in cui i consumi dei paesi occidentali sono in forte calo a causa di una crisi economica che non accenna a mostrare il suo termine, la Cina decide di puntare sul suo mercato interno.
Pechino dispone di molta liquidità ma spesso questa è stata utilizzata sui mercati esteri e non invece per migliorare le condizioni di povertà delle immense aree rurali del paese. Qualcosa però sembra essere cambiata, l’obiettivo del nuovo piano quinquennale infatti è quello di spostare i soldi dalle casse dello Stato alle tasche delle famiglie, in questo modo i consumi interni dovranno gradualmente sostituire le esportazioni nel ruolo di traino dell’economia cinese. Questa a grandi linee è la nuova strategia della Conferenza politica e consultiva del popolo e dell’Assemblea nazionale del popolo, chiamate a varare il dodicesimo piano quinquennale della Repubblica popolare cinese.
Per un paese che si apre sempre di più al mondo globale, questa nuova direzione si è resa necessaria non solo per continuare a mantenere i ritmi di crescita puntando sul mercato interno, ma anche per rispondere alle tensioni tra la popolazione avvertite sempre più chiaramente dai vertici. Con il crescere dei consumi infatti si mira ad aumentare il benessere dei cinesi in modo da garantire la stabilità e l’autorità del partito. Un ruolo importantissimo nella vicenda è stato giocato dai timori che la miccia dei paesi arabi possa divampare via web anche in Cina, ciò è confermato dalla forte stretta sui controlli e nella repressione dei dissidenti dell’ultimo periodo. Le tensioni nel paese sono molto forti, da un lato la classe media emergente forte delle proprie aspettative e delle proprie rivendicazioni, dall’altro l’enorme massa di poveri delle zone rurali soffocata dall’inflazione.
Il governo di Pechino dunque dovrà riuscire a convincere oltre un miliardo di persone educato in decenni di rigore, a investire i propri risparmi in quelle che fino a ieri erano definite “depravazioni borghesi”. Sono tre gli assi portanti di questa epocale riforma economica:
- Spostare l’economia del paese dalle esportazioni manifatturiere a basso costo ai consumi interni, generati in particolar modo dallo sviluppo dei servizi.
- Aumentare gli stipendi e abbassare le tasse sui redditi medio bassi.
- Creare una rete di welfare a partire da sanità pubblica e previdenza in modo da liberare risorse delle famiglie.
Una nuova ideologia dei consumi dunque che prevede una brusca frenata dell’inflazione galoppante e un forte aumento degli stipendi soprattutto nelle regioni rurali. Ridurre le disparità tra miliardari e miserabili, scelta forse dettata più dalla convenienza che dall’ideologia, ad ogni modo questa nuova comunità del consumo è destinata ad incidere pesantemente sull’intera economia mondiale.




