VIVIANA BIANCHI – A Est o a Ovest? “Questo è il dilemma” che si pongono a Bruxelles quando affrontano la questione turca. Geograficamente più asiatica che europea, la Turchia è istituzionalmente e culturalmente differente dagli Stati islamici con cui confina. Una “terra di mezzo” tra mondi molto diversi.La Turchia è membro del Consiglio d’Europa dal 1949, della NATO dal ’52, nel ’59 rivolge la prima richiesta di adesione alla CEE con cui, nel ’63, firma il primo Trattato di Associazione, nel ’61 entra nell’OCSE, nel ’92 viene associata all’UEO e nel ’97 la Commissione conferma che è qualificata ad aderire all’UE. Però le trattative tra Bruxelles e Ankara sono ferme in alto mare dal 2005: sui 35 capitoli sottoposti a discussione solo su 13 sono iniziati i negoziati e uno solo è stato chiuso. Gli Europei recriminano ai Turchi di avere ancora delle questioni giuridiche e politiche da risolvere per entrare nell’Unione: il caso curdo, le frizioni con Atene, i diritti umani, la discriminazione religiosa, la condizione della donna, il riconoscimento del genocidio armeno. Tuttavia la Repubblica, figlia di Kemal Ataturk, sembra aver fatto numerosi passi in avanti con le sostanziali modifiche apportate all’ordinamento dello stato dal 2001 in poi, tra cui spicca l’abolizione della pena di morte. Ultima tappa di questo cammino è il referendum dello scorso 12 settembre, voluto dal primo ministro Erdogan, con cui il popolo ha approvato una riforma che limita l’influenza dell’esercito sulle più importanti istituzioni del Paese.
Paradossalmente è proprio il risultato del referendum a rinforzare lo scetticismo europeo, suscitato dal successo del Partito per la Giustizia e lo Sviluppo (AKP), del Primo Ministro e del Presidente Gül, di ispirazione islamico moderata e quindi possibile ostacolo al percorso di laicità del Paese, oltre che pericolo per i valori cristiani propri della civiltà europea. A ciò bisogna aggiungere la resistenza di Francia e Germania, che temono per le sorti della loro leadership: infatti la Turchia è già la diciassettesima economia mondiale e le proiezioni degli economisti la vedono entrare nella top-ten entro i prossimi vent’anni, nell’arco dei quali la popolazione dovrebbe arrivare a 85,5 milioni, secondo l’IIASA, facendone il paese più popoloso d’Europa.
La centralità della Turchia negli equilibri mondiali è un dato di fatto: una posizione geografica privilegiata che la vede confinare, tra gli altri, con l’Iran, è fondamentale per l’approvvigionamento energetico, la sua economia è in forte espansione. Anche Obama ha dichiarato che l’Europa si rafforzerebbe in virtù dell’adesione turca. Dunque conviene a Bruxelles continuare a temporeggiare?




