BRASILE AL VOTO

Tra poche ore più di 130 milioni brasiliani si recheranno alle urne per eleggere il successore di Luiz Inácio da Silva, meglio conosciuto come Lula.

Molto favorita è l’economista Dilma Rousseff, appoggiata dallo stesso Lula che l’ha presentata come candidata del PT (Partido dos Trabalhadores – Partito dei Lavoratori). La Roussef promette di continuare il lavoro iniziato da Lula, puntando sulla stabilità economica e sul miglioramento delle condizioni sociali. Negli ultimi anni più di 30 milioni di persone sono passate a far parte della classe media e le politiche sociali di Lula hanno tolto dalla povertà più di 24 milioni di brasiliani.

La candidata del Partido dos Trabalhadores punta sulla necessità di intervento deciso nei settori più importanti: l’educazione, attraverso una valorizzazione degli insegnanti, assicurando quindi uguale priorità a tutti i livelli d’istruzione; la salute, moltiplicando le unità di pronto soccorso in tutto il paese e rendendole più accessibili; la sicurezza e la lotta alla criminalità organizzata e, in particolare, al narcotraffico, trasformatosi in un’enorme piaga della società del Paese sudamericano che rappresenta una costante minaccia per le giovani generazioni.

José Serra, il candidato del PSDB (Partido da Social Democracia Brasileira), è alla sua seconda campagna presidenziale, essendo stato sconfitto da Lula nel 2006. Nel Brasile egli vede un paese dotato di un grande potenziale economico, pronto a svolgere un importante ruolo a livello internazionale e ad offrire molte opportunità ai brasiliani. Sostiene, però, che sia necessaria una migliore capacità organizzativa e maggiori investimenti per lo sviluppo di scuole tecniche ed istituti specializzati. Inoltre, Serra, si focalizza sulle grandi carenze d’infrastrutture del paese puntando alla costruzione e al rimodernamento di porti e aeroporti, il tutto accompagnato da un incremento della rete stradale.

Anche il candidato del PSDB é intenzionato a combattere il contrabbando di droga, fenomeno ormai diffuso a livello nazionale, responsabilizzando il Governo Federale e spingendolo ad adottare idonee misure preventive.

Grande approvazione e curiosità da parte dei brasiliani ha suscitato Marina Silva, candidata del PV (Partido Verde). Iscritta al PT per 25 anni, fino al 2008 è stata Ministro della Salute nel governo Lula, ma a causa di alcune incomprensioni su tematiche ambientali avute con altri membri del partito, tra le quali Dilma Rousseff, ha lasciato il PT, entrando tra le fila del PV.

Silva opta per il binomio tradizione-modernità; la sua campagna elettorale si è concentrata sulla creazione di un modello sociale ed economico che coinvolga tutti i settori della società.

A completare il quadro dei candidati per il Palácio do Planalto di Brasilia, ci sono Plínio Arruda Sampaio (Partido Socialismo e Liberdade), Ivan Pinheiro attualmente Segretario Generale del Partito Comunista (PCB), Rui Costa Pimenta del Partido da Causa Operária (PCO) tutti ispirati ai principi socialisti e marxisti. José Maria Eymael del Partido Social Democrata Cristão (PSDC) che ha rivolto la sua campagna elettorale alle problematiche delle famiglie, ed il conservatore Levy Fidelix del PTB (Partido Trabalhista Brasileiro).

Sono però i primi tre candidati che, secondo i sondaggi, attireranno la maggior parte dei voti degli elettori. Alla vigilia dell’apertura delle urne la Rousseff si attesterebbe, secondo le previsioni, sul 47% delle preferenze, seguita da Serra col 28% e da Silva con il 14%.

Insieme alla corsa per la presidenza del Paese, ci sarà il rinnovamento della Camera dei Deputati (Câmara dos Deputados) e del Senato. Verranno anche eletti i rappresentanti delle Assemblee Legislative di ognuno dei 27 stati federativi del Paese; in particolar modo grande attenzione sarà rivolta ai risultati degli stati di Rio de Janeiro, São Paulo e Minas Gerais, considerati il cuore economico del Brasile.

I candidati si stanno ormai confrontando da quasi cinque mesi tra comizi elettorali e dibattiti televisivi; ancora sono molti gli indecisi e il responso del 3 ottobre potrebbe non essere sufficiente per la scelta del Presidente. Non è quindi da escludere l’ipotesi del ballottaggio previsto per il 31 ottobre.

Sarà l’alba di un nuovo Brasile? La parola ora spetta agli elettori.

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