Vittoria di Obama sulla sanita’

MIRIAM GRECO – Per ben 14 mesi  la riforma sanitaria è stata al centro della politica interna americana. Nonostante la situazione economica e la disoccupazione, la principale preoccupazione per gli elettori, il primo e vero cambiamento della presidenza Obama è stato sulla sanità perché, come ha detto Patrick Kennedy, figlio del vecchio Ted, “la salute è un diritto civile, un diritto umano fondamentale, una sfida etica per la nostra società” ed era scandaloso che in una democrazia come gli Stati Uniti l’assistenza  sanitaria rimanesse ancora privilegio di pochi.

Questa riforma non sconvolge l’attuale sistema di cure mediche che rimarrà principalmente privato ma, grazie ad essa, nessuno rischierà la bancarotta o l’indebitamento per curarsi e 32 milioni di americani  che ne sono attualmente privi avranno accesso ad una assicurazione, tra questi 16 milioni di “nuovi poveri” che saranno, loro sì, curati gratis dallo Stato. La nuova legge impone a tutti, sopra una certa fascia di reddito, di acquistare una polizza sanitaria, pena una multa. Per agevolare chi si assicura il governo mette a disposizione 800 miliardi di dollari in sussidi alle famiglie.

La tempistica della riforma è stata ben calibrata: gli aspetti più benefici entreranno in vigore da subito, tra questi il divieto per le compagnie assicurative di interrompere una polizza se l’assicurato si ammala e di negare l’assicurazione a nuovi clienti a causa di malattie preesistenti. I costi della riforma invece si presenteranno dopo il 2012 quando si saranno già svolte le elezioni legislative e le presidenziali. Secondo il Congressional Budget Office la nuova legge costerà al governo circa 938 miliardi di dollari in 10 anni.

Il finanziamento verrà dai tagli al programma Medicare (il vecchio programma di assistenza sanitaria agli anziani) e da nuove tasse per tutti i redditi superiori a 200mila dollari l’anno, nonché per le stesse compagnie assicurative. Già nel 2011 entrerà in vigore una sovrattassa proporzionale alla quota di mercato per le industrie farmaceutiche con fatturato superiore ai 5 milioni di dollari. La riforma prevede anche l’obbligo per le aziende con più di 50 impiegati di assicurare i loro dipendenti, pena una multa. Per quanto riguarda l’interruzione di gravidanza, essa potrà essere rimborsata dall’assicurazione sanitaria ma nessun fondo federale finanzierà direttamente quelle polizze.

E’ stato proprio questo l’ultimo compromesso che ha spinto i deputati democratici antiabortisti a votare per il sì e che ha permesso di avere un margine più ampio di quei 216 voti necessari a far passare la riforma. I repubblicani, che hanno votato compatti per il no in entrambe le Camere, hanno provato fino all’ultimo a bloccare la legge. A tre giorni dalla storica approvazione di domenica 21 marzo e a due dalla solenne firma di Barack Obama, 2 senatori del Grand Old Party hanno riscontrato errori procedurali durante il processo di riconciliazione, la procedura adottata al Senato per armonizzare i due diversi testi approvati dai due rami del Congresso. Per questo motivo  la Camera dei Rappresentanti ha dovuto rivotare il pacchetto di modifiche giovedì notte. Il risultato è stato di 220 voti favorevoli e 207 contrari.

Ora che la legge è stata definitivamente approvata, forti preoccupazioni sorgono in vista delle elezioni di mid-term di novembre. Durante la campagna elettorale, che si prospetta molto accesa, i repubblicani useranno gli aspetti più negativi di questa riforma per  indebolire il partito democratico, come ad esempio l’inasprimento fiscale per molti ceti medio-alti e l’ulteriore aumento del già gigantesco debito pubblico americano. Una grossa fetta dell’opinione pubblica resta ancora contraria al provvedimento, considerato una clamorosa intrusione dello Stato nella vita privata dei cittadini e segno di un pericoloso socialismo. Undici Stati con governatori repubblicani si stanno già preparando ad impugnare la riforma davanti alle corti federali o alla Corte Suprema.

Quale che sarà il contraccolpo elettorale, Obama è già passato alla storia: dal 1912 con Theodore Roosevelt per circa un secolo presidenti democratici e membri del Congresso hanno più volte provato ad estendere la copertura sanitaria a tutti gli americani senza mai riuscirci. Quella di Obama è stata una promessa mantenuta, una speranza realizzata e una battaglia vinta, come lui stesso ha detto “non abbiamo ceduto alla sfiducia, al cinismo, alla paura. Abbiamo dimostrato che siamo ancora un popolo capace di fare grandi cose”.

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