ROSSELLA MIGNANTI - L’impatto delle politiche energetiche a livello globale è più che mai evidente e rappresenta per questo un tema di estrema attualità.
L’Europa in particolare deve far fronte ad una crescente domanda di energia e all’evoluzione di fattori che incidono sull’approvvigionamento energetico. Più del 50% di energia che consumiamo proviene dai Paesi extra-UE e il tasso di dipendenza è in aumento.Una parte consistente arriva dalla Russia, le cui dispute con i paesi di transito hanno provocato, negli ultimi anni, ripetute interruzioni delle forniture. Proprio l’incertezza di quest’ultime rende sempre più rischiosa la dipendenza dalle importazioni di gas e idrocarburi, basti semplicemente pensare alla destabilizzante volatilità dei prezzi. La consapevolezza di questi problemi è già maturata a livello comunitario, tanto che la Commissione UE ha favorito l’elaborazione di un progetto per la costituzione di un consorzio di imprese europee al fine di acquistare gas dalla regione del Mar Caspio e incoraggiare così la diversificazione delle fonti di approvvigionamento.
Ma altrettanto sentita è la volontà di incentivare uno “sviluppo energetico sostenibile”, ormai tema prioritario nei documenti ufficiali dell’Unione Europea. Già nel dicembre del 2008 i leader dell’UE avevano adottato un pacchetto globale di misure per ridurre il contributo al riscaldamento del pianeta e garantire la sicurezza e la sostenibilità degli approvvigionamenti energetici.
Il pacchetto è entrato in vigore nel 2009 e mira a fare dell’Europa il leader mondiale nel campo delle energie rinnovabili e delle tecnologie a basse emissioni di anidride carbonica. Gli obiettivi prioritari consistono nell’abbattere del 20% le emissioni di gas ad effetto serra entro il 2020, rispetto ai livelli del 1990 e nel raggiungere l’ambizioso obiettivo di una quota del 20% di energie rinnovabili nel proprio mix energetico.
Gli Stati membri dovranno precisare come intendono realizzare i codici edilizi ed urbanistici per accrescere l’uso delle energie rinnovabili e migliorarne le condizioni di accesso alla rete elettrica. L’intervento formale dell’UE ha poi incentivato molte altre iniziative in Europa. A febbraio più di 400 città si sono impegnate a rispettare gli obiettivi UE in materia di cambiamenti climatici e poichè la maggior parte dell’energia prodotta in Europa viene consumata nelle aree urbane, il successo delle politiche sarà in gran parte determinato da quello che accadrà nelle città. In febbraio Stoccolma e Amburgo sono state le prime due città a ricevere il premio per la “Capitale verde europea” e Stoccolma punta ad abbandonare i combustibili fossili entro il 2050 e si è dotata di un sistema che garantisce che il bilancio, la pianificazione e la rendicontazione della città tengano già conto delle problematiche ambientali.
Nel 2011 il titolo passerà ad Amburgo, dove l’amministrazione sta investendo in provvedimenti di risparmio energetico negli edifici pubblici e in opere di sensibilizzazione sul tema “energia verde” che, ci si augura, possano attirare sempre di più l’interesse dei policy-makers europei e di quelli oltreoceano.





Secondo i documenti previsionalidei 27 Stati membri, l’UE riuscirà a soddisfare il target del 20% di rinnovabili entro il 2020. Ma sembra che sei paesi non ce la faranno senza l’aiuto delle importazioni di energia da rinnovabili provenienti dai paesi non-UE. Tra questi figura l’Italia.